Un arresto di camorra
Camorra e mafia pugliese

Capacchione: “Una saldatura inquietante”

mercoledì 11 maggio 2016 ore 16:22

Milano - L’attendibilità delle sue dichiarazioni è da verificare, ma un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita dice che il tritolo sequestrato nei giorni scorsi nel Barese doveva uccidere il procuratore capo di Napoli. Il magistrato Giovanni Colangelo vive in Puglia, a Gioia del Colle, e lì poteva avvenire l’attentato.

Il collaboratore sostiene di essere entrato in contatto con uomini della camorra quando era già in carcere, a fine 2015. Da loro avrebbe avuto notizia di un possibile agguato al procuratore. “Non ho elementi per dire se sia attendibile e credo che li abbiano solo i magistrati che se ne occupano”, ci dice Rosaria Capacchione, parlamentare Pd in commissione antimafia sotto scorta per le minacce della camorra. “Mi sembra molto inquietante la saldatura tra i clan napoletani e la Sacra Corona Unita, un’alleanza già registrata in passato, all’epoca di Raffaele Cutolo. Evidentemente ci sono canali che sono stati riattivati”.

Colangelo guida la procura di Napoli esattamente da quattro anni. Negli scorsi mesi in città è scoppiata quella che Capacchione definisce “una guerra feroce, con omicidi ripetuti. In quello che sta succedendo non c’è un minimo di raziocinio, nemmeno di tipo criminale, e in una situazione simile è possibile qualunque cosa. Una stagione così si era vissuta qualche anno fa in provincia di Caserta, ai tempi di Giuseppe Setola, quando l’avanguardia guerrafondaia della camorra casalese fece molti morti”. Ora ci sono clan di giovanissimi, nuove leve dei gruppi storici o esponenti di formazioni organizzate da poco che hanno in mano veri e propri arsenali. “Colangelo ha denunciato il pericolo legato a queste bande più volte, anche in commissione antimafia”. La sua azione di coordinamento investigativo, dice la senatrice, ha portato risultati eccellenti: un’efficienza che può essere legata al presunto attentato in preparazione.

Chiediamo a Capacchione se finora la risposta governativa è stata adeguata alla situazione. “L’apparato repressivo è già piuttosto solido. Abbiamo leggi molto severe sul contrasto della criminalità organizzata. Si può lavorare su ordine pubblico, gestione degli uomini e presidio del territorio, ma fino a un certo punto. Penso che una risposta esclusivamente giudiziaria alla fine serva a poco, anche perché inevitabilmente arriva sempre dopo. Investimenti molto seri sul sociale potrebbero essere più d’aiuto, quantomeno per creare una frattura tra frange criminali e resto della popolazione”. La senatrice cita come esempio positivo l’apertura delle scuole al pomeriggio. Nei giorni scorsi il governo ha annunciato un finanziamento di quattro milioni e 100mila euro per gli istituti napoletani che non vogliono chiudere durante la prossima estate.

Ascolta l’intervista a Rosaria Capacchione

Rosaria Capacchione

Aggiornato venerdì 13 maggio 2016 ore 08:50
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