il medico di lampedusa

Ricominciano i naufragi nel Canale di Sicilia

lunedì 18 aprile 2016 ore 19:26

È la notte tra il 17 e il 18 aprile. La nave Aquarius, l’imbarcazione della ong Sos Meditérranée, è la più vicina al tratto di mare dove da giorni era in avaria un gommone. Appena la nave si avvicina, tre ragazzi si gettano in acqua. Uno, racconta l’equipaggio della nave di soccorso, è stato immediatamente recuperato. Gli altri sue sono stati inghiottiti dalle onde, alte più di due metri.

Il mare è mosso, a largo della Libia. Il gommone ha alcuni tubolari sgonfi, il motore in avaria. Lo shock a bordo è tanto. L’imbarcazione si rovescia, spinta dalle onde. Sotto la chiglia, la macabra scoperta di altri sei cadaveri.

Stando alle prime informazioni ricostruite dall’ong, sull’imbarcazione erano in 130-140. In 108, tra cui cinque donne, si sono salvati. Tra i 108 sopravvissuti ci sono persone del Gambia, della Guinea Bissau, della Costa d’Avorio, del Togo, Nigeria, Senegal, Mali, Sudan, Etiopia ed Eritrea. A coordinare le operazioni è stata la Guardia Costiera, da Roma.

Pietro Bartolo è il medico dell’isola. Sotto le sue mani sono passati tutti i migranti dell’isola. La sua storia è entrata nel film Fuocoammare, di Gianfranco Rosi. Come sempre, i superstiti dei naufragi sono portati sull’isola.

“Ci sono tre donne incinte – spiega – uomini con ustioni chimiche particolarmente gravi. Qualcuno ha ancora i polmoni pieni d’acqua e la febbre alta, a causa del freddo preso in acqua. Qualcuno riporta anche ferite da arma da fuoco”. Accade di frequente che prima di partire le milizie libiche sparino contro i migranti. Bartolo sa che Lampedusa è destinata ad accogliere sempre più persone con la rotta balcanica tappata. L’effetto domino della chiusura di una rotta.

“Sanno che possono morire, ma partono lo stesso. Il mare non li fermerà mai”, spiega il medico. Il 23 aprile andrà in udienza dal Papa. Sa già cosa dirgli: “Farò un appello perché si aprano dei corridoi umanitari per evitare che queste persone prendano il mare. Se non è possibile farli con la Libia, che si facciano con la Tunisia, con la quale abbiamo un ottimo rapporto”.

Ascolta l’intervista a Pietro Bartolo di Piero Bosio

BARTOLO GR 19 30 PB

Aggiornato mercoledì 20 aprile 2016 ore 08:49
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