5 anni dalla morte di Vik

Cosa resta della causa palestinese

venerdì 15 aprile 2016 ore 16:19

A chi importa più la questione palestinese? Non la si trova più nelle prime pagine dei giornali. Il 14 aprile del 2011 Vittorio “Vik” Arrigoni, attivista del movimento International Solidarity Movement, è stato ucciso nella Striscia di Gaza, dove lavorava per costruire un futuro per i palestinesi. Per la sua uccisione è stato condannato un gruppo salafita, prima all’ergastolo, poi a 15 anni.

Arrigoni chiudeva le sue corrispondenze, anche per Radio Popolare, con due parole: “Restiamo umani”. Usava il suo corpo come scudo umano per proteggere i pescatori e i contadini che andavano a svolgere il loro lavoro a Gaza. Ma ha cominciato a dare fastidio quando ha provato a dare un suo contributo ad un’alternativa politica in Palestina.

“È un momento difficile – e difficile è un eufemismo- per tutto il Medio Oriente. Ormai anche la crisi egiziana si conquista le prime pagine. C’è la Libia, poi. Ci sono i numeri impressionanti della Siria. La questione israelo-palestinese invece passa come un conflitto a bassa intensità”. Così ai nostri microfoni Paola Caridi, giornalista freelance e scrittrice, grande esperta di Palestina. Le condizioni storiche della regione hanno finito per cancellare un “conflitto di dettagli”, quotidiano, “che ha una complessità che facciamo fatica a leggere”.

Ascolta l’intervista a Paola Caridi

Paola Caridi

Aggiornato sabato 16 aprile 2016 ore 11:52
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