La denuncia delle ong

“La Turchia respinge i siriani”

sabato 02 aprile 2016 ore 18:04

Dal 4 aprile la Grecia potrà rispedire i migranti irregolari che arrivano sulle sue coste in Turchia. Il cronoprogramma previsto nei negoziati Unione europea-Turchia sarà rispettato, nonostante le enormi perplessità sia in termini della legalità dell’accordo, che della preparazione delle forze dell’ordine greche a gestire la macchina dell’accoglienza. L’ultima accusa proviene da Amnesty International Gran Bretagna: secondo la ong, da metà gennaio dai campi profughi turchi sono stati espulse pressoché ogni giorno oltre 100 persone.

Un respingimento in piena violazione della legge internazionale sull’asilo, che impedisce ad un Paese terzo, considerato “sicuro” dall’Unione europea di allontanare i migranti altrove, dove non ci sono le condizioni per ospitarli. Paradossale, visto che dalla Siria i migranti scappano. Il Commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos andrà in Turchia il 4 aprile per verificare quanto sta accadendo.

Il 6 aprile è atteso invece un documento della Commissione europea che indichi le strategie per rinnovare il Regolamento di Dublino, lo strumento che norma l’asilo in Europa. Tra i suoi vincoli, il Regolamento obbliga un richiedente asilo a fare domanda nel primo Paese europeo dove approda. Ed è proprio il principio che è stato messo in discussione dalla cancelliera Angela Merkel quando lo scorso anno ha invitato i siriani a cercare asilo in Germania.

Il 31 marzo la ong di base in Gran Bretagna Osservatorio siriano per i diritti umani ha poi accusato Ankara di aver respinto alcuni migranti in Siria. Rami Abdurrahman, il direttore del gruppo, ha raccontato anche al quotidiano EUobserver che “la guardia costiera turca spara alle persone che cercano di scappare dalla guerra”. L’osservatorio ha riportato diversi casi di persone uccise o ferite al confine con il Paese in guerra. Nonostante questo, il Parlamento di Atene venerdì 1 aprile ha ratificato una legge che dà il sostanziale via libera all’accordo.

Il primo luogo dove si vedranno le conseguenze dell’accordo sarà il campo di Idomeni, sul confine greco-macedone. Ufficialmente, le autorità greche stanno cercando di svuotarlo. Nella pratica, resta il punto di passaggio per intraprendere la rotta balcanica, ufficialmente chiusa da mesi. La stima delle ong è di 11 mila presenze ancora, di cui oltre la metà minori. “I profughi preferiscono questa libertà fangosa piuttosto che i campi militarizzati”, spiega l’inviato di Controradio Claudio Gherardini, ancora a Idonei. Un esempio di questi ultimi campi è quello di Salonicco, in cui al momento si trovano 400 persone. Le ultime notizie che arrivano dalla Turchia non fanno che aumentare la paura di tornare indietro.

Qui le foto scattate da Claudio Gherardini all’interno di Idomeni

Aggiornato mercoledì 06 aprile 2016 ore 19:38
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