bambini in india

Senza vaccino. Nati per morire

giovedì 07 aprile 2016 ore 06:00

“In India oltre 350mila bambini muoiono ogni anno di polmonite. Numeri impressionanti. Noi, come medici che abbiamo visto fin troppi bambini morire di questa malattia, non ci arrenderemo finché non saremo sicuri che tutti i Paesi possano permettersi il vaccino”. La battaglia di Medici senza frontiere (Msf) contro le multinazionali di Big Pharma continua.

Molti bambini si potrebbero salvare se il vaccino non costasse troppo. Per questo da tempo Medici senza frontiere sta conducendo un duro scontro con due colossi farmaceutici, Pfizer e GlaxoSmithKline, perché riducano il prezzo del vaccino antipneumococcico a 5 dollari statunitensi per bambino nei Paesi a più alto tasso di povertà, tra cui l’India.

La battaglia è anche sui brevetti che consentono alle multinazionali di avere il monopolio, realizzando altissimi profitti. Attualmente le aziende Pfizer e GlaxoSmithKline sono gli unici due produttori del vaccino che potrebbe prevenire un gran numero di morti.

Medici senza frontiere ha depositato in India un’opposizione per evitare che la società Pfizer ottenga un brevetto sul vaccino antipneumococcico coniugato (PCV13), che protegge contro infezioni quali polmoniti e meningiti, e per consentire che versioni del vaccino più economiche possano entrare sul mercato. È la prima volta che il brevetto su un vaccino viene contestato in India da un’organizzazione medica (Msf), con l’obiettivo di proteggere contro la polmonite milioni di bambini, che oggi sono a rischio.

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Silvia Mancini, è epidemiologa di Medici senza frontiere. Quanto incide la polmonite sulla mortalità in India?

“Stime approssimative parlano di 3,6 milioni di episodi gravi di polmonite che si registrano ogni anno in India, il 10 per cento dei quali risultano mortali. Le infezioni respiratorie e la polmonite rappresentano una delle principali cause di mortalità infantile che potrebbero essere evitate se solo l’accesso ai servizi sanitari fosse garantito e la somministrazione di vaccini adeguata e ben distribuita”.

Msf ha depositato in India un’opposizione per evitare che Pfizer ottenga un brevetto sul vaccino antipneumococcico coniugato (PCV13). Ci spiega di che si tratta?

“Il brevetto assicura all’industria che lo ottiene il diritto di rimanere l’unico produttore di quel medicinale per almeno vent’anni. Il regime di monopolio fa sì che l’industria possa vendere il farmaco o il vaccino brevettato al prezzo che vuole. La legge indiana dei brevetti farmaceutici ha però introdotto alcuni elementi che hanno in parte mitigato questi effetti negativi come la possibilità dell’opposizione preventiva che impedisce di brevettare come nuovi farmaci i banali miglioramenti apportati su princìpi attivi già noti”.

Cosa si deve fare per garantire un’adeguata protezione contro la polmonite?

“Si deve consentire l’ingresso nel mercato ad altre case farmaceutiche che forniscono il vaccino a un prezzo molto più basso di quello imposto da Pfizer. Per questo motivo Msf, ritenendo il metodo di coniugazione dei diversi sierotipi utilizzato dalla Pfizer troppo scontato per ottenere un brevetto ai sensi della legge indiana, ha depositato un’opposizione al rilascio del brevetto su questo vaccino”.

Con quale obiettivo?

“In questo modo si intende limitare il monopolio della Pfizer per gli anni a venire e garantire la competizione dei farmaci generici, consentendo alle versioni più economiche del vaccino di entrare sul mercato”.

Ci sono altre società in India che potrebbero produrre il vaccino antipolmonite a un prezzo più basso di quello della multinazionale Pfizer? Che differenze di costi ci sarebbero?

“Pfizer e GlaxoSmithKline sono le uniche due case farmaceutiche che a oggi producono il vaccino e la cui vendita globale negli ultimi cinque anni ha garantito loro un fatturato di oltre 26 miliardi di dollari. Tuttavia un altro produttore in India (Serum Institute) ha già annunciato che potrebbe fornire il vaccino antipneumococcico per 6 dollari a bambino (per tutte e tre le dosi)”.

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Intanto sono iniziate a febbraio le udienze per stabilire se l’azienda farmaceutica statunitense Gilead Sciences abbia diritto al brevetto per il Sofosbuvir, un farmaco contro l’epatite C. Ci può spiegare di che si tratta?

“Il Sofosbuvir è stato immesso sul mercato statunitense alla fine del 2013 da Gilead al prezzo di mille dollari a pillola (84mila dollari per un trattamento di dodici settimane). L’azienda ha stipulato accordi di licenza con diversi produttori in India che hanno sviluppato e stanno iniziando a commercializzare delle versioni generiche, ma gli accordi escludono una serie di Paesi a medio reddito con elevati tassi di prevalenza di epatite C”.

Con quali conseguenze?

“Questo lascia circa 49 milioni di persone, ovvero più del 40 per cento di tutte le persone affette da epatite C nel mondo, senza accesso al farmaco. Paesi come Thailandia, Malesia e Brasile devono pagare alla multinazionale decine di migliaia di dollari per il Sofosbuvir quando le versioni generiche indiane sono ormai disponibili ad appena 335 dollari per un trattamento di dodici settimane. Questi accordi di licenza permettono alla Gilead di controllare i propri concorrenti in India”.

La Gilead però obietta che il loro prezzo del farmaco è dato dal valore e dai costi della ricerca medica. Che cosa risponde?

“Rispondo che è stato dimostrato che farmaci per l’epatite C, come il Sofosbuvir, siano composti relativamente semplici ed economici da produrre. Secondo studi recenti dell’Università di Liverpool sembra che il prodotto possa essere realizzato per un minimo di 101 dollari per un ciclo di trattamento di dodici settimane”.

I brevetti costituiscono l’unico ostacolo all’accesso ai nuovi farmaci nei Paesi poveri?

“I brevetti non costituiscono l’unico ostacolo ma, dalla creazione dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Omc), hanno giocato un ruolo importante. Il monopolio introdotto dal brevetto ritarda l’introduzione dei generici e mantiene i prezzi elevati. I prezzi alti possono impedire a nuovi farmaci l’accesso in Paesi che dedicano alla sanità risorse limitate e in cui la previdenza sociale non esiste. Se l’opposizione preventiva al rilascio del brevetto dovesse venir accettata, riconoscendo la mancanza di innovazione del Sofosbuvir, farmaci generici di buona qualità potrebbero essere prodotti e commercializzati consentendo, in regime di libera concorrenza, un abbattimento dei costi”.

E se questo non accadrà?

“Diversamente il monopolio della Gilead resterebbe inalterato e i costi del Sofosbuvir assolutamente proibitivi, negando il trattamento alle persone affette dal virus sia nei Paesi ricchi sia in quelli poveri. Si stima che 150 milioni di persone nel mondo siano affette dall’epatite C, e che 700mila muoiano a causa della malattia ogni anno”.

Aggiornato venerdì 08 aprile 2016 ore 09:15
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