crisi dei profughi

L’Ue in affanno, da Idomeni alle quote

mercoledì 13 aprile 2016 ore 16:14

Di nuovo scontri a Idomeni, sul confine greco-macedone. “Una decina di giovani profughi esagitati ha cercato di raggiungere la frontiera. La polizia macedone ha risposto sparando quattro lacrimogeni”, racconta l’inviato di Controradio Claudio Gherardini. La novità rispetto al 10 aprile, giorno della massiccia carica delle forze dell’ordine macedoni (centinaia i feriti), è stata l’intervento in contemporanea della polizia greca che ha cercato di impedire che i manifestanti raggiungessero la frontiera. “Così si è interrotto il lancio di candelotti”, spiega Gherardini: altrimenti i macedoni avrebbero rischiato di colpire i poliziotti greci.

Prosegue, alla spicciolata, anche il tentativo di sgomberare il campo illegale di Idomeni. Sono circa 300 per volta i profughi che vengono portati, via autobus, in strutture attrezzate (e militarizzate) gestite dai militari greci. Ma restano sopra le 11mila le presenze stimate a Idomeni.

Intanto aumentano i flussi lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Nella sola giornata di ieri, la Guardia costiera ha salvato 2.154 persone dirette in Italia su 17 imbarcazioni. Stamane altre 121 sono state recuperate a largo del Canale di Sicilia. Il generale Paolo Serra, consigliere militare dell’inviato Onu Martin Kobler, sostiene che in questo momento in Libia “ci sono un milione di potenziali migranti”. Il militare ha argomentato la risposta spiegando che in Libia, prima della rivoluzione “l’80 per cento di sei milioni di abitanti lavorava nel terziario mentre la forza lavoro, sia industriale che agricola, era tutta una manovalanza esterna che comunque veniva assorbita”. Oggi la crisi in cui versa il Paese ha lasciato gran parte della popolazione disoccupata, con il sogno di ricostruirsi una vita in Europa.

L’ultima notizia sul fronte migranti arriva invece dalla Commissione europea, che ha sancito ancora una volta il fallimento della politica delle quote. Bruxelles, infatti, aveva stabilito un tetto da raggiungere di 6mila ricollocamenti di profughi all’interno di Paesi dell’Unione europea, il 16 marzo. “Questo obiettivo non è stato raggiunto”, scrivono i funzionari della Commissione sul Secondo rapporto su ricollazione e resettlement. La redistribuzione dei profughi tra i Paesi Ue è uno dei passaggi chiave del negoziato Europa-Turchia. Per ogni profugo respinto dalla Grecia in Turchia è previsto che l’Ue ricollochi un migrante.

Aggiornato giovedì 14 aprile 2016 ore 12:55
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