Concorsone insegnanti

Scuola, storie di precariato perenne

giovedì 28 aprile 2016 ore 12:28

Al via il “concorsone” per gli insegnanti precari: solo uno su tre avrà il posto: per gli altri, il futuro è fuori dalla scuola. Le paure, le denunce, le proteste contro la Buona scuola di Renzi, e un grido di allarme: “E’ una macelleria sociale che distrugge la scuola pubblica: ascoltateci, ci riguarda tutti”.

“E come una lotteria: se vinci, sei a posto. Se perdi, sei fuori a vita”.E’ lo spirito con cui migliaia di insegnati precari stanno partecipando al cosiddetto “concorsone”, deciso nell’ambito della riforma della scuola. I posti in palio sono 63.712, su 165.578 docenti precari che partecipano. Solo 1 su 3 ce la farà.

Sono gli insegnanti che in questi anni, nonostante le incertezze, hanno tenuto in piedi la scuola pubblica, nel delicato ruolo di insegnare e formare i ragazzi. Un mondo che meriterebbe di essere valorizzato, ma che in queste ore invece è in fibrillazione perché sente di aver ricevuto l’ennesimo schiaffo, e subito l’ennesimo svilimento della scuola pubblica.

Mi chiamo Corinna: sono un’insegnante abilitata per Lettere per la scuola media e Italiano e materie letterarie per le superiori.

Insegno in una scuola paritaria di Roma da dieci anni. Ho fatto per due volte il commissario alla maturità, ho partecipato a commissioni di esami di Stato, ma nonostante questo, devo ancora dimostrare allo Stato di essere una brava insegnante. Non è bastato seguire all’Università tutti gli esami previsti per l’insegnamento; non è bastato abilitarmi a entrambe le classi di concorso tramite Pas (costati oltre duemila euro presso l’università RomaTre, con ministero e apparati statali accondiscendenti); non bastano, almeno per ora, i ricorsi – sempre a pagamento – per essere inseriti in Graduatoria. Senza considerare che, ammesso che vinca il concorso, alla Statale dove capiterò (e sarà in qualsiasi città del Lazio, anche a centinaia di chilometri da casa mia) dovrò comunque fare il temuto ‘anno di prova’: 180 giorni consecutivi di lavoro, senza ferie né malattia, al termine del quale una commissione, per l’ennesima volta, valuterà se sono o non sono degna di essere considerata ‘insegnante’. Lo Stato chiede veramente troppo da noi.”

Per capire perché basta leggere storie come quella di Corinna, una delle tante arrivate in queste ore a Radio Popolare.

Occorre fare una premessa: al concorso accedono quegli insegnanti che hanno già avuto un’abilitazione – ottenuta con corsi e selezioni piuttosto dure e costose – che, in teoria, avrebbe dovuto garantire l’immissione in ruolo attraverso le graduatorie. La Buona scuola di Renzi però ha cambiato per l’ennesima volta le carte in tavola: quell’abilitazione, ora, non serve più, e per diventare docenti di ruolo bisognerà passare dal concorso. In oltre 100mila però non ce la faranno: per questi insegnanti le porte della scuola sono destinate a chiudersi, per via del vincolo che vieta di rinnovare i contratti a tempo oltre i 36 mesi.

Mi chiamo Chiara,

Ho seguito un percorso abilitante organizzato dall’Università degli Studi di Torino altamente selettivo, che comprendeva la frequenza di corsi tenuti da rinomati docenti universitari, il superamento di  28 esami sia di contenuto disciplinare  che  a carattere trasversale (pedagogia speciale, didattica generale, modelli di insegnamento, docimologia, tecnologie dell’istruzione), al termine del quale è stata discussa una tesi finale di fronte ad una commissione di docenti universitari.

Mi domando ora: perché sostenere un concorso su argomenti sui quali sono stata già valutata da docenti universitari esperti nella materia? da chi sarò valutata? Da docenti come me che non hanno ricevuto la mia formazione e non sono aggiornati sulle ultime norme in materia legislativa? A questo punto ho forti dubbi su qualsiasi esito del concorso, in quanto è molto facile che sia un’estrazione a sorte o, peggio, una selezione su raccomandazione e conoscenze.Forse tutto ciò è servito solo a rimpinguare le casse delle Università senza  avere accesso, come invece è capitato ai nostri predecessori, alle graduatorie che ci avrebbero consentito l’inserimento in ruolo.

Dubbi e paure alimentate dal modo con cui è stato fatto il concorso “con i piedi, ad essere gentili” dice Fabrizio, insegnante di lettere a Bologna.

Il bando del concorso è arrivato solo a fine Febbraio, fino all’ultimo non è chiaro come si svolgeranno le prove, ed a causa dei compensi bassi offerti ai commissari, è stato faticoso costruire le commissioni, per cui molti docenti saranno valutati da altri di fatto meno titolati di loro. E per chi lavora quotidianamente nella scuola, la preparazione è stata ovviamente difficoltosa.

“Mi chiamo Viviana e ho 37 anni.

Insegno dal 2006.Sono laureata in Lingue e Lett. Straniere. Insegno lingua e letteratura inglese e tedesca alle superiori dopo l’abilitazione. Per favore parlate della nostra situazione. ..Dopo anni di precariato (10 anni) svolti in qualunque tipologia di scuola senza demerito dobbiamo superare ancora una durissima selezione per dimostrare la nostra preparazione. ..se non supereremo il concorso, fra 3 anni rischiamo di non lavorare più neanche come supplenti…Vi pare giusto? ?? Non vi sembra che sia inopportuno e umiliante un concorso per noi che abbiamo portato avanti la scuola per anni e che siamo stati abilitati l’anno scorso? Ho speso 3.000 euro per conseguire l’abilitazione PAS sostenendo brillantemente 20 esami in 5 mesi all’Università di Torino…Ora sto nuovamente studiando lo scibile umano (per noi abilitati di inglese è tutto in lingua)…seguendo corsi post lavoro/weekend…vivo da sola lavoro su 2 scuole…è durissimo….”

“E’ una macelleria sociale” dice Valentina, che ha 37 anni e insegna ad Agrigento, in un Sud dove la situazione è ancora più preoccupante: “Continuano a parlare dei 60mila che saranno messi in ruolo… e gli altri?? Lasceranno 200mila cadaveri! cosa dobbiamo fare per farci sentire, dobbiamo darci fuoco?”

TERSTIMONIANZA VALENTINA

Il paradosso è che, in molte situazioni, il concorso non sarebbe neppure necessario, e si traduce in una spesa inutile. E’ il caso dell’Emila Romagna. Ci scrive Alessia:

Laureata in matematica. Abilitata. Precaria da 10 anni. Concorro per la regione Emilia Romagna dove i partecipanti sono 333 e i posti 331 più il 10% per eventuali coperture. Perché spendere i soldi per mandare avanti questa farsa? Perché lamentarsi che non ci sono docenti di matematica e poi non ci assumono? Negli anni migliori della nostra carriera non ci permettono di lavorare, di fare progetti a scuola perché noi siamo solo di passaggio. Perché a noi questo farsa di concorso anche in classi dove ci sono più posti di persone ?”.

La paura, per molti insegnanti, è di trovarsi fuori dal mondo della scuola dopo decine di anni di precariato, magari a 60 anni, come racconta Paolo che insegna Linguaggio e tecnica cinematografica a Roma: “Il concorso abolirà delle persone in carne ed ossa, rovinerà la loro vita. E questo per fare spot elettorale del Governo”.

TESTIMONIANZA PAOLO

In tanti al concorso hanno deciso di non partecipare.

Ci scrive Paola:

No al concorso docenti 2016: una truffa di Stato per tutti i docentiabilitati con P.A.S. (percorsi selettivi in itinere, dal costo di €2.000/3.000,00 a seconda dell’Ateneo e con obbligo di frequenza duranteil servizio). Concorso esoso (oltre 300 milioni di euro di soldipubblici), ingiusto ed iniquo per i candidati precari da anni. Nessunovuole darci voce perché denunciamo una scomoda, ma purtroppo vera etriste realtà. Chiediamo la riapertura e l’inserimento in Graduatoria con unpiano pluriennale di immissioni in ruolo e un concorso per soli titoli.Concorso ai limiti della legalità per aver pubblicato le date delle provescrittesenza avere le commissioni; senza essere a conoscenza del reale fabbisogno di cattedre disponibili sul territorio nazionale, perché prima della scadenza del termine per il piano straordinario di mobilità. Inoltre l’intera categoria è stata umiliata dai compensi indegni proposti dal MIUR ai presidenti e ai commissari.”

Ci sono poi gli esclusi a priori, i docenti di terza fascia, i non abilitati: già usati a tappare i buchi nelle scuole, per le supplenze, e tagliati fuori dal concorso. In molte regioni sono già arrivate centinaia di ricorsi ai Tar, che se accettati rischiano di fattodi invalidare il concorso stesso. Da Vicenza ci scrive Sebastiano:

Noi il concorso non lo facciamo perché ci hanno esclusi… Ma siamo insegnanti con tutti i doveri degli altri e nessun diritto…. È mai possibile in un paese democratico trovarsi in simili situazioni? Per favore parlate di noi… ESISTIAMO!

Siamo destinati a essere espulsi dal mondo della scuola e rimanere senza occupazione. Siamo anche noi docenti, da anni diamo il nostro contributo alla scuola pubblica italiana, non possiamo essere trattati d’un tratto come un peso da scaricare! Abbiamo svolto il nostro lavoro per anni e ora lo Stato, per il quale abbiamo prestato servizio, ci lascia sulla strada… non ci siamo e non possiamo accettare tutto questo, abbiamo famiglia, figli, genitori. A noi è stata del tutto preclusa la possibilità di partecipare al concorso docenti 2016, perché mancanti, secondo la legge, di un requisito fondamentale: l’abilitazione. Un vero controsenso, perché gli stessi insegnanti di terza fascia, per anni e senza abilitazione, hanno svolto quello che è possibile considerare un lungo tirocinio nel mondo della scuola e si sono assunti ogni responsabilità civile e penale al pari degli altri insegnanti, abilitandosi tacitamente sul campo.”

Un mondo della scuola che rischia di diventare un campo di guerra tra poveri: abilitati contro non abilitati, giovani insegnanti contro vecchi insegnanti.

Mi chiamo Silvia, ho 40 anni, lavoro da 12 anni su posti vacanti con contratti da settembre al 30 giugno e mi sono abilitata con corso pas.

Credo che chi sia al governo, indipendentemente dal fatto che l’abbia votato o meno, abbia il diritto di fare le riforme che ritiene più giuste per il paese, ma credo anche che non debba venire meno un senso di responsabilità e di correttezza verso i propri dipendenti.

Non si possono tenere persone in queste condizioni continue di precarietà. Siamo tutti adulti con responsabilità come famiglie e mutui da pagare con cui siamo costretti a fare i conti. Capisco il desiderio della ricerca del super docente, giovane e con livello di inglese B2 però credo che anche l’esperienza sia un tesoro importante. In questo concorso ho meno punti di una ragazza nata nell’88 che ha fatto il Tfa e non ha praticamente mai lavorato. Mi sento presa in giro… Avrei preferito che due anni fa , invece di farmi fare il corso abilitante , mi dicessero: ‘Non abbiamo bisogno di te’. Ma questo non potevano dirlo, perché senza noi precari non riuscirebbero a coprire i posti della scuola.”

Aggiornato martedì 03 maggio 2016 ore 10:55
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