La statua della Legge all'Assemblea nazionale di Parigi © Assemblée nationale
riforma costituzionale

Francia, Hollande costretto alla ritirata

giovedì 31 marzo 2016 ore 05:58

“Ci sono degli annunci che, più dei colori e dei sapori primaverili, promettono, pardon, permettono di ritrovare con una certa urgenza le vere lotte”. Sulla sua pagina Facebook, l’ex ministra della Giustizia francese Christiane Taubira assapora la sua vittoria politica su Manuel Valls e François Hollande, senza mai nominarli. Taubira si era dimessa il 29 gennaio scorso a causa della sua opposizione alla riforma costituzionale.

Quella riforma costituzionale che il presidente Hollande aveva annunciato, pochi giorni dopo gli attentati di Parigi, davanti a Camera e Senato, riuniti a Versailles, e che prevede l’introduzione dello stato d’emergenza permanente e soprattutto la revoca della nazionalità per i francesi con doppio passaporto condannati per terrorismo.

Una misura che ha lacerato il Partito socialista e la sinistra perché “istituiva due categorie di francesi, quelli che lo sarebbero indubbiamente e coloro che non lo sarebbero completamente perché i loro genitori o i nonni non lo erano”.

Per rassicurare i deputati socialisti, il primo ministro Manuel Valls aveva tolto dal testo ogni riferimento ai binationaux. Senza successo. In parlamento la riforma fu approvata grazie al voto decisivo della destra.

La toppa di Valls era peggio del buco, perché revocare la cittadinanza a tutti francesi condannati per terrorismo avrebbe aperto il campo al regime di apolidia.

Infatti in Senato, la destra, che ha la maggioranza, ha votato il testo iniziale. “L’Assemblea Nazionale e il Senato – ha riconosciuto Hollande rivolgendosi ai francesi in tv – non sono riusciti ad accordarsi su uno stesso testo. Oggi non ci sono le condizioni per un compromesso”.

Trattandosi di una riforma costituzionale, il testo doveva alla fine essere approvato dalle due Camere riunite a Versailles con una maggioranza dei tre quinti, ossia 555 eletti. Conti alla mano, era una missione impossibile. Alla fine Hollande ha gettato la spugna.

Sessantatré ore di dibattito per niente? Non siamo così sicuri. Il 10 febbraio scorso il giornale Libération scriveva che “l’Eliseo starebbe lavorando a un’uscita onorevole: mollare la patata bollente alla destra in Senato e abbandonare definitivamente il progetto appena il testo sarà modificato denunciando il sabotaggio di Sarkozy, possibile avversario alle presidenziali 2017”.

Già ieri pomeriggio sono iniziate le ostilità: “Presentiamo le nostre scuse ai francesi – ha dichiarato il primo segretario del Partito socialista Jean-Christophe Cambedélis – non abbiamo saputo convincere la destra a entrare nell’unione nazionale per rafforzare il nostro diritto nella lotta contro il terrorismo”.

Nicolas Sarkozy ha risposto affermando che “Hollande ha creato lui stesso le condizioni del fallimento, ha condannato il Paese all’immobilismo”.

Da oggi occhi puntati sui sondaggi per vedere chi ha perso e chi ha vinto. Possono già ritenersi soddisfatti i deputati della sinistra (i ribelli del Ps più verdi e comunisti) che, sostenuti dalla società civile, avevano denunciato il progetto e lavorato per il suo ritiro, costringendo il premier Valls a commettere il pasticcio costituzionale. “Il ritiro del progetto che ha molto diviso i francesi è l’unica e saggia decisione possibile”, ha affermato il capofila dei ribelli del Ps, il deputato Christian Paul. “Bisognava voltare pagina. Non si può mettere l’unità nazionale, assolutamente necessaria, contro i princìpi repubblicani”.

Christiane Taubira vede in questa ritirata un’occasione per riannodare il dialogo a sinistra:

“Ora che si chiude la parentesi di un doloroso smarrimento, che la Costituzione resta la residenza dei nostri valori, dei princìpi che disciplinano la Repubblica, dei simboli che ci permettono di rimanere insieme, dei nostri diritti e delle nostre libertà imprescrittibili, delle regole che si impongono a ciascuno di noi per rendere possibile la convivenza, in poche parole ora che la legge fondamentale ritorna a essere il quadro della nostra appartenenza, eccoci di nuovo liberi insieme. In primo luogo liberi di riallacciare i rapporti con la politica, questo obbligo e questo ardore di pensare la maniera di condividere un destino. Riallacciare, poi, i rapporti con la Gauche, attorno a questa idea straordinariamente moderna dell’uguaglianza, dell’esigenza di una cittadinanza compiuta, dalla quale derivano le nostre libertà, i nostri diritti, i nostri obblighi”.

Aggiornato giovedì 31 marzo 2016 ore 15:56
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