parole al femminile

La lingua che non cambia

mercoledì 09 marzo 2016 ore 06:24

“La ministra”, “la preside”, “l’architetta”. Queste formule ancora faticano a diventare di uso comune. Eppure “l’operaia” o “la cameriera” sono entrate nell’italiano di tutti i giorni in un baleno. Perché dove c’è il potere la lingua che utilizziamo contempla solo il maschile? L’Accademia della Crusca promuove l’utilizzo, soprattutto dei media, dei termini corretti. Per potersi smarcare dalla “parità malintesa” che oggi azzera la differenza di genere per definire i posti di potere ammettendo solo il maschile.

“C’è una resistenza culturale – spiega la presidente emerita dell’Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio -. Quello che mi fa più effetto è che siano proprio alcune donne a non capire l’importanza di questo riconoscimento linguistico”. L’esempio più illustre è la ministro simbolo del governo Renzi: Maria Elena Boschi. Che si fa sempre chiamare “il” ministro. “La lingua invece può essere un veicolo per trainare uomini e donne verso la parità”, conclude.

Ascolta l’intervista completa a Nicoletta Maraschio

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Aggiornato giovedì 10 marzo 2016 ore 16:52
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