effetti collaterali

Spagna, la battaglia dell’Ebro

mercoledì 09 marzo 2016 ore 05:50

Senza troppo clamore, almeno fuori dai confini della penisola iberica, in Spagna si sta profilando all’orizzonte una guerra per l’acqua. Sul fiume Ebro, il più grande del Paese che sfocia nel Mediterraneo, pende la spada di Damocle di un progetto portato avanti dal PP, il partito popolare.

Le acque del fiume secondo un Piano idrografico appena approvato dovrebbero andare ad irrigare le regioni più aride della Spagna. Questo significherebbe deviare più del 50% delle acque del fiume.

All’Ebro, che si trova in Catalogna, nella provincia di Tarragona, a quel punto verrà garantita una portata non inferiore ai 3.200 ettometri cubi all’anno. Ma nella zona finora gli ettometri cubi sono 7 mila. Sono le acque che garantiscono la sopravvivenza di una magnifica area umida diventata riserva naturale. La forma del delta appare come una freccia, che penetra il mare per 22 km. E’ il terzo per importanza nel mediterraneo dopo il Nilo e il Rodano.

Come la ben più valorizzata Camargue francese, la regione del Delta dell’Ebro ha le sue ricchezze naturali: tra piante e animali, tra cui 95 specie di uccelli che nidificano e fanno rifornimento nelle loro migrazioni.

Oltre ad una condanna per l’ambiente, la deviazione delle acque, colpirebbe una popolazione di oltre 3 milioni e mezzo di persone.

Il piano prevede di condurre le acque ad irrigare 465 mila ettari in più dell’industria agroalimentare di Castellón, Valencia, Murcia, Almería, Alicante, e di realizzare altri 79 nuovi bacini per potenziare questa volta l’industria idroelettrica. Ma la deviazione delle acque per molti specialisti significherebbe la scomparsa della riserva.

Se arriva meno acqua, ci sarebbero anche meno sedimenti e il mare avrebbe la meglio. A quel punto non reggerebbe alle mareggiate e il cuneo salino, cioè la barriera naturale che separa l’acque dolce dalla salata presto raggiungerebbe i pozzi nell’entroterra. Gli ambientalisti sono convinti che l’effetto sarebbe devastante non solo sull’ecosistema naturale ma anche sull’economia e i lavoratori della regione che dipendono dal delta e la sua acqua per vivere.

Un fiume privatizzato con un costo di 2 500 milioni di euro dicono dai vari comitati che già da anni si stanno mobilitando per difendere il delta dell’Ebro.

Siti dei comitati: http://www.ebre.net/bloc/

http://www.unizar.es/fnca/index3.php?pag=1&id=1

Aggiornato giovedì 10 marzo 2016 ore 16:33
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