Rotta balcanica

Morire per raggiungere l’Europa del Nord

lunedì 08 febbraio 2016 ore 18:12

Si continua a morire nel Mar Egeo. Nella notte tra il 7 e l’8 febbraio, sono annegati almeno in 35, mentre di altri 12 sono ancora dispersi. La Guardia Costiera greca ha diffuso un comunicato in cui afferma di aver salvato 573 persone, solo nel weekend. Altri 530 hanno raggiunto le coste greche decisi a raggiungere l’Europa Settentrionale.

La tratta tra le province a Nord della Turchia di Edermit e Balikesir e le coste di Lesbo è ormai il primo pezzo della rotta balcanica. Qui confluiscono sia afghani e pakistani, sia siriani. L’Europa cerca di coinvolgere la Turchia nella gestione dei migranti  con l’aiuto da 3 miliardi di euro. In Grecia, intanto, si protesta a Kos e a Salonicco per impedire la costruzione dei centri per la registrazione dei migranti, i cosiddetti ‘hotspot’, tassello fondamentale della strategia architettata a Bruxelles.

Claudio Gherardini sta attraversando la rotta balcanica con i migranti. Ora è a Gorizia, uno degli snodi al termine del percorso. Qui c’è un centro che li accoglie, gestito da Medici senza frontiere.

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Il centro di Gorizia

GORIZIA – Sono novantadue i profughi fuggiti da Afghanistan e Pakistan in attesa di asilo in Italia ospiti del campo di Medici senza frontiere a Gorizia.  Sarebbero finiti sotto qualche ponte sull’Isonzo ma Msf si é accorta dal 2014 che mancava un anello alla catena necessaria per impedirlo. Dallo scorso dicembre infatti é attivo il campo attrezzato di viale Vittorio Emanuele in pieno centro di Gorizia.

Questi uomini fuggono da persecuzioni e cercano di poter lavorare per mandare denaro alle famiglie rimaste nei luoghi d’origine a dalle quali separarsi è devastante. In Italia e in Europa non sempre trovano la solidarietà che si aspettano dalla famosa culla della civiltà.

Il Comune di Gorizia appreso che sarebbe nato un campo di Msf invitò l’organizzazione a andarsene nei luoghi di provenienza e gli fu fatto notare che già era presente ovunque fosse necessario. Appunto.

Non è facile immaginare cosa sarà di questi ragazzi qua da noi in Italia. Persone che avevano anche ruoli importanti e che si sono trovati a essere minacciati da governo e anche dai talebani.

L’Italia non sa niente o quasi su tutto quello che accade in quelle terre e comunque dato anche tanti bambini affogano nella indifferenza, non si vede come possa essere interessata a questi uomini dalla pelle scura e dallo sguardo intenso (che non abbiamo voluto fotografare).

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Aggiornato martedì 09 febbraio 2016 ore 13:30
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