il patron di barley arts

Trotta alla guerra contro i siti di rivendita

mercoledì 10 febbraio 2016 ore 06:00

Milano - Una diffida tramite avvocati, formale e pubblica, contro i siti internet che comprano i biglietti dei concerti dai canali ufficiali e li rivendono speculando sui prezzi; questa l’azione legale del “Papà” di Barley Arts.

Oggi a Jack, la trasmissione di Radiopop dedicata ai concerti, lo ha intervistato. A fornire la scintilla per questa iniziativa di Claudio Trotta, ovviamente, la messa in vendita, oggi, dei biglietti delle due date italiane di Bruce Springsteen.

Che differenza c’è tra i siti che rivendono i biglietti e i bagarini fuori dai concerti?

I vecchi bagarini fanno un lavoro che ha un rischio imprenditoriale, anche se fanno un lavoro che non è degno di essere chiamato lavoro. Queste sono società che si sono organizzate e hanno accesso a software che riescono a bypassare i sistemi di sicurezza e riescono a comprare magari 200 biglietti in una volta sola, è lo stesso discorso di chi passa la giornata seguendo le fluttuazioni della borsa e specula comprando delle azioni e rivendendole, hanno capito che questo è un business e lo fanno.

Visto che si parla di soggetti che operano attraverso il web, ci può essere il problema di competenza territoriale, per un’azione legale contro di loro?

Io e il mio legale depositeremo gli esposti alla procura di Milano. Sono certo che queste società si armeranno di enormi studi legali che ci scriveranno papiri sul perché pensano che sono in grado di fare quello che vogliono, ma anche di fronte a questi papiri non mi fermerò perché la ragione, se ci si crede, vince. Questa forma di protesta è anche per far sì che qualche artista italiano dica la sua a proposito.

Il fenomeno del secondary ticketing non è solo italiano: non esiste una sorta di circuito internazionale o un associazione di produttori di live che possano combattere assieme il fenomeno?

Innanzitutto il fenomeno è endemicamente internazionale perché le società sono olandesi, inglesi, prevalentemente nordeuropee. E poi all’estero questa operazione viene fatta anche sui piccoli concerti. Ti racconto un aneddoto: al congresso internazionale dei promoters, l’International live music conference, il presidente dell’associazione promoters inglesi, parlando ad un panel specifico dedicato al secondary ticketing ha detto di questo tipo di business: “ci abbiamo provato a batterli, ma non ci siamo riusciti; quindi se non puoi battere il nemico, fattelo amico”. Io mi sono alzato e urlando davanti a 400 persone l’ho mandato a quel paese. Questo è il clima che si respira nell’ambiente e chi sostiene che la denuncia di questi giorni è stata fatta solo per pararmi il fondoschiena non ha capito proprio niente. E’ successa la stessa cosa con Asso Musica (Associazione tra i produttori e gli organizzatori di spettacoli di musica dal vivo.), cui ho proposto ufficialmente un mese fa che questo tema venisse affrontato in maniera condivisa, ma si è ritenuto che il tema non andava discusso comunemente. Ora ci sto riprovando perché sono stufo di fare il Don Chisciotte solitario, voglio avere anche i miei Sancho Panza.

Ascolta l’intervista integrale con Claudio Trotta.

Claudio Trotta intervista

Aggiornato venerdì 12 febbraio 2016 ore 08:30
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