reati ambientali

Cosa cambia senza Corpo Forestale

venerdì 22 gennaio 2016 ore 15:00

Se ne discuteva da mesi, nella notte il Governo ha deciso: il Corpo Forestale dello Stato sarà smantellato, nonostante l’opposizione della Procura nazionale Antimafia. Gli 8500 dipendenti saranno assorbiti nell’Arma dei Carabinieri. Per l’Antimafia e per le associazioni ambientaliste, in questo modo verrà meno la specificità di un Corpo specializzato negli ecoreati, in costante crescita e businness sempre più determinante per le mafie.

Il Corpo Forestale (da non confondere con gli operai forestali) conta circa 8500 effettivi, che hanno come obbiettivo la prevenzione e repressione dei reati ambientali e agroalimentari, e la tutela delle aree protette. Ed è proprio questo il patrimonio che si rischia di perdere. In un’audizione al Senato, nel novembre 2014, il Procuratore Nazionale antimafia Franco Roberti aveva lanciato l’allarme: “Siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”.

L’accorpamento, denuncia Roberti, “potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo”. “Ha ragione il Procuratore Roberti – dice ai nostri microfoni Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – il corpo forestale è la punta di diamante delle Forze dell’ordine per quello che riguarda i reati ambientali”. Le associazioni ambientaliste, inoltre, hanno forti riserve su come verranno tutelate ora le aree protette senza un corpo specifico sull’ambiente. Secondo il Governo si tratta di una riforma necessaria, nella direzione di una maggiore efficienza e di risparmio. Proprio sulla questione dei costi, qualche calcolo aveva provato a farlo il sito Linkiesta.

Oggi il Corpo costa circa 490 milioni di euro l’anno: 460 milioni per il personale – che ovviamente non cambierannno – e 30 milioni per il funzionamento dell’istituzione, compensati dalla media delle sanzioni amministrative intorno ai 28 milioni di euro. E dunque quanto si risparmierebbe dall’accorpamento? Poco o nulla.

Analizzando le gare d’appalto, la sola sostituzione delle divise per il personale, costerebbe oltre 12 milioni di euro. Altri milioni di euro, poi, sarebbero necessari per uniformare le 1700 unità del parco mezzi della flotta aerea. E servirebbero almeno 1,5 milioni di euro per corsi di riqualificazione del personale. Il tutto per un costo totale di quasi 25 milioni di euro, per un risparmio che dunque sarebbe di circa 5 milioni su quasi 500: l’1 per cento.

Sì, ma anche il risparmio ha un prezzo. Secondo l’Antimafia e gli ambientalisti, si pagherà con l’allentamento della lotta alle ecomafie. L’ultimo rapporto annuale di Legambiente, indica che nel 2014 sono stati accertati 29.293 reati in campo ambientale, 80 al giorno, 4 all’ora, in aumento rispetto al 2013.

Un giro di affari di 22 miliardi di euro, 7 in più rispetto all’anno precedente. “Noi auspichiamo che la riorganizzazione possa portare alla nascita di una Polizia Ambientale, – prosegue Ciafani di Legambiente – questi numeri dicono che è una necessità”. “Competenze sul tema ce ne sono anche nell’arma dei Carabinieri, ma è fondamentale una forza specifica. Altrimenti – conclude Ciafani – si concretizzerà la preoccupazione che si sia smontato un pezzo importante della lotta ai delitti ambientali”.

Aggiornato venerdì 22 gennaio 2016 ore 15:57
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