Vincenzo imperatore

“Sbagliato salvare le banche con soldi pubblici”

sabato 12 dicembre 2015 ore 06:58

Nel dramma del fallimento di CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria c’è un lato positivo. “Non siamo ricorsi agli aiuti pubblici per salvare le banche. Finalmente sono intervenute delle consorelle”. Lo dice Vincenzo Imperatore, consulente finanziario, ex manager di banca, autore di due libri-denuncia (Io vi accuso e Io so e ho le prove, editi entrambi da Chiarelettere) che svelano i meccanismi con cui gli istituti di credito truffano i risparmiatori.

Le quattro banche “valgono l’1 per cento del mercato”, ma è solo questione di tempo primache tocchianche istituti di credito molto più importanti. E allora il sistema andrà in vera sofferenza: “Il consumatore deve reagire, non si può pensare sempre che ci sia un aiuto esterno”, continua lo scrittore. Scegliere dove mettere i propri risparmi e tenere lontani tutti i prodotti finanziari ad alto rischio, come le obbligazioni secondarie, è d’obbligo. “Ci sono centinaia migliaia di morti viventi, risparmiatori a cui sono stati venduti prodotti in modo subdolo – prosegue Imperatore -. Quando arriveremo a far fallire una banca definitivamente? Quando la magistratura comprenderà le vere responsabilità di questo sistema? Forse questo sarà il primo passaggio. Fossimo rimasti al salvataggio pubblico il delirio di onnipotenza del sistema bancario avrebbe continuato a sussistere”.

Il tema irrisolto resta quello dei controlli. Nel sistema bancario controllori e controllati coincidono. “Dov’erano Banca d’Italia, Consob e magistratura?”, si domanda Imperatore. L’accusa è chiara: hanno chiuso gli ochi. E fino ad oggi lo Stato ha ripagato, con i soldi di tutti i contribuenti. “Dove c’è malagestio, invece, ci deve essere il fallimento, come in tutti gli altri settori economici”, conclude. Le leggi per tutelare i risparmiatori ci sarebbero. Anche la normativa europea ha rafforzato le tutele. Solo che nessuno le rispetta. La normativa europea Mifid (acronimo di Markets in Financial Instruments Directive, ndr) prevede un test con il quale le banche devono profilare la propensione al rischio dei correntisti. “Ma i direttori manipolano continuamente i dati per poter vendere delle porcherie”, punta il dito Imperatore. L’esito è quello a cui si è assistito in questi giorni.

Ascolta l’intervista del direttore Michele Migone a Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore

Aggiornato sabato 12 dicembre 2015 ore 12:44
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