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Voto al Senato

Repubblicani USA, no al controllo delle armi

venerdì 04 dicembre 2015 ore 15:19

Tutti i candidati repubblicani alla presidenza presenti in Senato hanno votato contro le misure per controllare vendita e uso delle armi da fuoco.

E’ successo soltanto poche ore dopo la strage di San Bernardino. Ted Cruz, Lindsey Graham, Rand Paul e Marco Rubio hanno detto no a una legge che avrebbe dato all’FBI maggiori poteri di verifica su chi chiede di poter acquistare un’arma – i cosiddetti background checks.

La misura è stata respinta con il voto compatto della gran parte dei senatori del G.O.P.

A favore si sono espressi soltanto quattro repubblicani: Pat Toomey, della Pennsylvania, che aveva sponsorizzato una legge simile dopo il massacro di Newtown, nel dicembre 2012; e poi Susan Collins del Maine, Mark Kirk dell’Illinois e John McCain dell’Arizona.

E’ fallito anche il tentativo di cancellare una delle anomalie più evidenti nel sistema di vendita delle armi negli Stati Uniti. Una misura sponsorizzata dalla democratica Dianne Feinstein avrebbe proibito la vendita a soggetti che sono sulla lista di potenziali terroristi. Anche qui il voto compatto dei repubblicani ha vanificato l’iniziativa, che è stata respinta con 54 voti contro 45.

Il voto era stato messo all’ordine del giorno dei lavori del Senato dai democratici, i cui tentativi di far passare leggi più stringenti in termini di gun control sono falliti negli anni scorsi. I repubblicani hanno anzi trovato modo per affermare con ancora più forza la loro azione politica a favore del Secondo Emendamento e degli interessi della National Rifle Association.

Rand Paul, senatore del Kentucky, ha cercato di introdurre un emendamento che consente al governo federale di bloccare la legislazione molto severa, in materia di controllo sulle armi, di Washington D.C. Ted Cruz, rappresentante del Texas e anche lui in corsa per diventare il candidato dei repubblicani alla presidenza, ha invece annunciato che terrà un comizio elettorale dedicato alla difesa del Secondo Emendamento davanti a un negozio di armi nei sobborghi di Des Moines, Iowa, il primo Stato dove il prossimo 1 febbraio si terranno le primarie.

Nelle ore immediatamente successive alla strage di San Bernardino, c’è stato comunque un fatto importante che riguarda proprio il mondo conservatore. Jay Dickey è il deputato dell’Arkansas che nel 1996 promosse la legge che vietava ai Centers for Disease Control di condurre alcuna ricerca per ridurre la violenza d’arma da fuoco negli Stati Uniti. Negli ultimi anni Dickey ha già espresso il proprio “rammarico” per quella misura. Alcune ore dopo la tragedia di San Bernardino, l’ex-deputato è tornato sulla questione, spiegando in una lettera pubblica che “fare nulla non è più una soluzione accettabile”.

L’azione congiunta di repubblicani e NRA ha negli ultimi anni impedito qualsiasi qualsiasi riforma. Anche misure sostenute dalla maggioranza degli americani non hanno ottenuto il via libera del Congresso. Tra queste, appunto, la legge che proibisce la vendita delle armi a soggetti pericolosi. Un’inchiesta del Washington Post ha mostrato che dal 2004 al 2014 sospetti terroristi hanno cercato di comprare un’arma negli Stati Uniti almeno 2233 volte.

Aggiornato venerdì 04 dicembre 2015 ore 19:20
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