La storia del 2015/1

L’anno che è stato, l’anno che verrà/1

lunedì 28 dicembre 2015 ore 07:10

Questa è la prima parte di un pezzo a cura di Chawki Senouci, caposervizio della redazione esteri di Radio Popolare, sulle grandi sfide che ci hanno accompagnato nel 2015 e che ci porteranno fino al 2016.

Il 2015 è iniziato con la strage di Charlie Hebdo e si è concluso con la tragedia della “Génération Bataclan”.

In mezzo ci sono state le atrocità commesse dall’Isis tra Mossul e Palmira, l’odissea dei profughi siriani, la foto del piccolo Aylan trovato morto su una spiaggia turca, l’intervento russo in Siria che ha fatto temere uno scontro Mosca-Nato. All’inizio delle rivolte nei Paesi arabi, i governanti occidentali pensavano di gestire e di manipolare a loro piacimento l’agenda del Maghreb e del Medio oriente. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: disastro totale.

Crisi siriana: “Per fortuna c’è l’impero del male

A gennaio dovrebbero iniziare i colloqui inter-siriani. Le parti in conflitto possono contare su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata il 18 dicembre, che li invita a fare la pace ma senza mai menzionare il futuro politico del presidente Assad. Ce la faranno? Dipende se prevarrà l’interesse nazionale o la logica del tornaconto. I siriani in generali e gli undici milioni tra profughi e follati interni, in particolare, giudicheranno.

Gli attentati di Parigi e l’intervento militare russo hanno evidenziato tutti i limiti della guerra all’Isis condotta dalla forza internazionale in Siria, cosi l’ opinione pubblica ha scoperto gli intrecci tra fazioni ribelli moderate e gruppi islamisti, il ruolo della Turchia nella commercializzazione del petrolio dell’Isis e le complicità delle monarchie del golfo con i gruppi jihadisti. Ma le cancellerie occidentali sono rimaste ancorate alle vecchie logiche della guerra fredda: la Russia rimane il nemico numero uno mentre gli amici dell’Isis sono coccolati. “Per fortuna c’è l’impero del male”, ha commentato ironicamente Famiglia Cristiana.

Il dilemma Angela Merkel e la crisi morale dell’Europa

Angela Merkel è diventata l’emblema dello smarrimento dell’opinione pubblica: da una parte il cancelliere tedesco ha umiliato i greci sfiancati da anni di austerità e dall’altra ha aperto le porte della Germania alle decine di migliaia di rifugiati.

Chi è Angela Merkel? L’angelo dei profughi siriani o la principale responsabile dell’ascesa delle destre razziste e xenofobe in Europa a causa delle politiche di austerità che Berlino a imposto ai paesi della zona Euro?

Oppure quella che, dopo essersi recata ad Ankara per chiedere al presidente Recep Tayyip Erdogan di bloccare il flusso dei migranti siriani, ha “suggerito alla Commissione Europea” di accelerare il processo di adesione della Turchia nell’Ue e di donare 3 miliardi di euro?

In sostanza nel 2015 le pressioni di Angela Merkel hanno costretto i paesi membri dell’Unione Europea a partecipare all’umiliazione del governo democratico greco in nome dell’ortodossia monetaria e ad premiare un regime autoritario che fa la guerra ai curdi e blinda i giornalisti scomodi, che ha “tollerato” il passaggio del petrolio dell’Isis e dei foreign fighters sul suo territorio. Urge un sussulto morale dell’Unione europea.

La pace in Colombia, ultimo colpo di Obama prima dell’addio?

L’8 novembre 2016 Stati Uniti d’America dovranno scegliere il successore di Barack Obama.

Dopo aver messo a segno due prestigiosi successi diplomatici nel 2015 – visita storica a Cuba e accordo sul nucleare iraniano – Barack Obama potrebbe chiudere il suo secondo mandato mettendo a segno un altro colpo storico: la firma di un accordo di pace a Bogotà tra il governo colombiano e le Farc. Grazie alla mediazione di Cuba e agli incoraggiamenti della Casa Bianca, il 2016 vedrà la fine del più vecchio conflitto civile in America Latina con i suoi 220mila morti, i 6 milioni di sfollati e le decine di migliaia di scomparsi.

Ma non è ancora tempo di bilanci, nei prossimi mesi ci sarà da sistemare la delicata questione delle relazioni con la Russia. Dopo l’annessione della Crimea i rapporti bilaterali hanno raggiunto il punto più basso.

  1. Continua

 

Aggiornato mercoledì 30 dicembre 2015 ore 09:10
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