il personaggio

Bilal Erdoğan, accusato di traffici con l’Isis

venerdì 04 dicembre 2015 ore 07:00

Chi è Bilal Erdoğan, il figlio del presidente turco accusato da Mosca di essere in affari con l’Isis? Nato nel 1980, ultimo dei figli del presidente Recep Tayyp Erdoğan, Bilal si è diplomato alla Kartal Imam Hatip, poi si è trasferito negli Stati Uniti a frequentare l’università di Harvard. Ha lavorato alla Banca Mondiale e si è iscritto ad un dottorato alla John Hopkins University.

Da ottobre 2015, mentre ad Istanbul erano in corso le indagini sulla Tangentopoli turca scoppiata nel dicembre 2013, si è trasferito a Bologna per concludere il corso di studi. “Quando finirò, ritornerò nel mio Paese e vivrò là fino al mio ultimo respiro”, ha risposto alla stampa che lo accusava di scappare. Quando si è sposato ha avuto un testimone di nozze speciale: Silvio Berlusconi.

A gennaio 2014 i parlamentari del partito socialista turco, all’opposizione, lo hanno accusato per la prima volta di smerciare petrolio acquistato dallo Stato Islamico. Isis, secondo Pierre Terzian, analista di Petrostrategie, sarebbe passata dal vendere 90mila barili di greggio a 25 mila. Sempre ad un prezzo concorrenziale rispetto agli altri.

Bilal Erdogan lo smercerebbe attraverso la Bmz Limited, compagnia marittima di import export di sua proprietà. In particolare nel luglio del 2014, secondo i media turchi, la Bmz ha acquistato una petroliera da 35 milioni di dollari, la Mecid Aslanov. La rotta coperta dalle navi della Bmz passa per i porti di Beirut e Ceyan, dove la società ha acquistato dei pontili, e finisce in Giappone. Questo sarebbe il modo per far fruttare il greggio dello Stato Islamico.

Nel dicembre 2013 il procuratore di Istanbul ha ordinato l’arresto di dirigenti della compagnia ferroviaria e portuale turca. Sono quattro i ministri che a seguito dell’inchiesta sono stati cacciati da Erdoğan, per salvare il suo governo. Tra le persone toccate dall’inchiesta, anche il figlio di Erdoğan, accusato di avere rapporti conYasin Abdullah Ezzedine al-Qadi, imprenditore saudita che secondo le Nazioni Unite avrebbe finanziato gruppi terroristi. Il nome di Bilal Erdoğan compariva anche tra i 41 nomi di “sospetti” legati alla Fondazione turca per l’educazione Torgev, un’organizzazione caritatevole che avrebbe ricavato profitti illeciti da attività per studenti. Il tutto con il sostegno di autorità locali comprate a suon di denaro. Bilal Erdoğan da settembre 2014 risulta prosciolto per mancanza di prove.

L’inchiesta del dicembre 2013 è stata la prima a mostrare che il sistema di potere intorno ad Erdoğan non tiene. Militari e magistratura sono stati accusati di dossieraggio dai vertici dell’Akp, il partito del presidente, finora intoccabile.

Le accuse della Russia, quindi, seguono una lunga fila di attacchi rivolti alla famiglia Erdoğan. Il presidente turco ha detto di essere pronto a dimettersi se mai si sveleranno traffici tra la sua famiglia e l’Isis.

Aggiornato venerdì 04 dicembre 2015 ore 19:15
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