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Stati Uniti, attacco contro una clinica di Planned Parenthood

sabato 28 novembre 2015 ore 05:42

Tre persone sono state uccise in una clinica di Planned Parenthood a Colorado Springs. L’omicida, un uomo che era entrato sparando con un fucile nella clinica, è stato arrestato dopo essersi barricato per ore nella struttura sanitaria.

Le vittime sono due civili e un agente di polizia, Garrett Swasey, che lavorava nella vicina University of Colorado e che è stato tra i primi a rispondere alla richiesta di intervento della centrale. Alcuni membri dello staff sanitario si sono salvati rifugiandosi nelle aree di sicurezza appositamente designate per attacchi di questo tipo.

I primi colpi di arma da fuoco si sono uditi alle 11.38 ora locale nella clinica. Entro le 4 del pomeriggio, la polizia aveva evacuato la struttura. Poco dopo l’uomo si è arreso. Secondo alcune testimonianze, oltre a un fucile aveva con sé anche una bombola di gas propano.

Non sono ancora chiari i motivi del gesto, ma Vicki Cowart, presidente della sede di Planned Parenthood di Rocky Mountains, parla di un clima di tensione e rancore intorno al tema dell’aborto negli Stati Uniti, ciò che favorirebbe il verificarsi di episodi di violenza come questi.

“Come molti americani, siamo preoccupati perché gli estremisti stanno creando un ambiente avvelenato che nutre il terrorismo interno” ha detto la Cowart.

La clinica di Colorado Springs è stata negli ultimi anni l’oggetto di ripetute manifestazioni e proteste da parte degli attivisti anti-aborto, tanto da dover cambiare sede e trasferirsi in una struttura più volte descritta come una fortezza, per le misure di sicurezza e i controlli che la clinica ha dovuto mettere in atto per evitare possibili attacchi.

Planned Parenthood è un gruppo che offre servizi legati alla salute delle donne – tra cui l’aborto, che non è comunque l’attività principale delle sue strutture sanitarie. I repubblicani vogliono da tempo cancellare i fondi federali per il gruppo.

L’estate scorsa il gruppo è stato al centro di una polemica violenta.

Con una videocamera nascosta e montata sulle camicie, fingendosi rappresentanti di un’azienda che commercia in tessuti umani per la ricerca scientifica, attivisti anti-aborto  hanno ripreso lunghe conversazioni con membri di Planned Parenthood.

In nessuno di questi video i membri di Planned Parenthood affermano di commerciare parti dei feti degli aborti – ciò che è proibito dalla legge degli Stati Uniti; ma nel video parlano comunque, in modo piuttosto libero, dei feti e del fatto che Planned Parenthood fa pagare una quota per la loro conservazione e la spedizione agli istituti di ricerca (cosa consentita dalla legge).

In un frammento di girato, un medico di Planned Parenthood dice che gli aborti vengono realizzati in modo da mantenere il feto intatto per futuri scopi di ricerca.

“In nessun momento delle registrazioni emerge qualcosa di illegale”, ha detto Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood. La furia di repubblicani, conservatori, gruppi cristiani è comunque esplosa in modo plateale.

La Richards ha dovuto testimoniare davanti al Congresso. Da più parti sono arrivate le richieste di de-finanziare il gruppo. Lo scontro, ancora una volta, è stato reso più aspro dall’imminente campagna per la presidenza 2016.

Recentemente, Radio Popolare ha trasmesso, nell’ambito della trasmissione Candide, un reportage da Wichita, Kansas, dove esistono alcuni dei gruppi anti-abortisti più forti e radicali d’America

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Aggiornato sabato 28 novembre 2015 ore 10:55
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