Parla il capitano siriano

La Siria rinasce palla al piede

domenica 08 novembre 2015 ore 19:05
La Siria è attraversata da un’atroce guerra che dura da più di quattro anni e che ha fatto 250 mila morti e milioni di sfollati. Numerose città sono ormai disabitate. Eppure tra le macerie di una delle più antiche civiltà del pianeta è tornato il pallone, e fila veloce come mai aveva fatto prima.

Lo dice l’incredibile classifica del gruppo E di qualificazione asiatica a Russia 2018. Il Giappone, storica realtà del calcio asiatico, è al momento al secondo posto. Al primo c’è la Siria.

Un primato figlio di quattro vittorie e della sola sconfitta patita all’andata contro Honda e compagni. Una vittoria a Singapore il 17 novembre sarebbe una discreta garanzia di accedere al terzo turno nel lungo percorso verso la Coppa.
C’è dell’incredibile. Con i campi trasformati in centri militari e luoghi di esecuzioni, con il campionato che per anni è stato confinato a Damasco e nelle zone rimaste sotto il controllo di Assad, con tanti giocatori finiti nelle file dei ribelli o di Isis, con 200 professionisti fuggiti chissà dove, la nazionale è là a giocarsela. E anche il futuro pare roseo, visto che l’Under 17 è appena tornata dal Cile, dove ha giocato il Mondiale di categoria.
Dal Libano abbiamo raccolto una testimonianza importante: quella del capitano della nazionale siriana in esilio. Ascolta l’intervista di Abdulrazak Al Husein a Olio di Canfora.
Aggiornato lunedì 09 novembre 2015 ore 15:11
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