Dopo Parigi

Europa, il fallimento dell’intelligence

venerdì 20 novembre 2015 ore 10:06

Abdelhamid Abaaoud è stato ucciso nell’operazione di polizia a Saint-Denis.

E’ suo il corpo crivellato di colpi trovato nell’appartamento dove si nascondevano i jihadisti. Inizia ora la fase delle indagini, delle risposte alle tante domande sulla gestione della sicurezza che gli attacchi di Parigi suscitano.

E’ il ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve, a porre i primi interrogativi. Abaaoud è sospettato di aver “giocato un ruolo decisivo” negli attentati di Parigi, ha detto Cazeneuve, e in almeno quattro dei sei attacchi sventati dai servizi francesi quest’anno. Il militante jihadista era oggetto di un mandato di arresto europeo e internazionale; eppure, come ha rilevato il ministro, “nessuno ha avvertito la Francia che l’uomo era sul suolo europeo”.

Cazeneuve ha anche fatto notare che l’informazione sul passaggio di Abaaoud in Grecia l’estate scorsa era giunta a Parigi soltanto il 16 novembre, quindi tre giorni dopo gli attentati, e da parte di un’agenzia di intelligence non-europea.

“La Francia ha chiesto nuove misure anti-terrorismo per i passati 18 mesi, c’è stato qualche progresso, ma non è abbastanza”, ha spiegato Cazeneuve. “Bisogna capire che l’Europa deve organizzarsi e difendersi contro la minaccia terrorista”.

E’ probabile che alcune delle misure più severe chieste dal governo francese vengano adottate sin da oggi. A Bruxelles si riuniscono i ministri degli interni della UE, che dovrebbero annunciare la creazione di un nuovo centro europeo di contro-terrorismo, da gennaio, e un allargamento dei poteri di Frontex. Probabile anche l’introduzione di un sistema di controlli dell’identità per chiunque viaggi dentro l’area di Schengen.

Ci sarà, con ogni probabilità, anche un aumento della vigilanza nei confronti dei 28 mila nomi raccolti nel database dell’Europol e già monitorati per possibili legami con gruppi terroristici. Rob Wainwright, il direttore di Europol, ha detto davanti al comitato per i diritti civili del Parlamento Europeo che sono circa 5000 i foreign fighters che hanno lasciato l’Europa per recarsi in Siria. Anche qui, con ogni probabilità, ci sarà l’introduzione di nuove norme. Il Belgio ha già annunciato che i combattenti che torneranno nel Paese dalla Siria verranno arrestati.

Il monito di Cazeneuve e l’adozione di misure più severe nei confronti dei sospettati di terrorismo non cancellano comunque i dubbi e gli imbarazzi sulla vicenda di Abaaoud. Per la Francia e per l’Europa.

Abdelhamid Abaaoud è scomparso da Bruxelles a fine 2013 o inizi 2014. Da tempo aveva lasciato la casa di famiglia – il padre è un agiato commerciante di origini marocchine – e si era costruito una nuova vita negli ambienti del radicalismo islamico di Molenbeek. E’ qui che era diventato amico di Salah Abdeslam, l’altro uomo ricercato per gli attacchi di Parigi.

Lasciata Bruxelles, in rotta per la Siria, Abaaoud passa per la Germania. Giovedì la polizia federale ha detto che Abaaoud era stato fermato e interrogato all’aeroporto di Colonia-Bonn il 20 gennio 2014, prima che l’uomo si imbarcasse sull’aereo per Istanbul. Abaaoud si trovava sulla watchlist delle autorità belghe; ma, come rivelato da Der Spiegel, le istruzioni erano che Abaaoud venisse segnalato, ma non arrestato.

Una volta in Siria, Abaaoud è rapidamente cresciuto di grado, sino a diventare responsabile dell’unità che si occupa di inviare jihadisti nei loro Paesi di origine per progettare e realizzare attacchi terroristici. Mehdi Nemmouche, l’uomo responsabile dell’attacco al Museo Ebraico di Bruxelles del 2014, faceva probabilmente parte del suo gruppo.

Con il nome di Abu Umar al-Baljiki, Abu Umar il belga, Abaaoud diventa uno dei jihadisti più in vista e internazionalmente noti. Rilascia interviste alla rivista della propoganda dell’ISIS, Dabiq; si fa riprendere mentre guida un pick-up che trascina nella polvere dei corpi mutilati.

Abaaoud ritorna una prima volta in Europa alla fine del 2014, in compagnia di due altri militanti. Non è chiaro come il jihadista riesca ad arrivare in Belgio dalla Siria; forse grazie a un passaporto falso, forse con il passaporto di un altro combattente europeo in Siria (chiunque arrivi a combattere per lo Stato Islamico deve consegnare i propri documenti alla centrale gestita da Abu-Muhammad al-Shimali, l’uomo responsabile dei confini delle zone controllate dall’ISIS e colui che gestisce l’arrivo dei foreign fighters).

I tre jihadisti arrivano in Europa per organizzare un attacco a un commissariato di polizia in Belgio. Abaaoud dirige le operazioni da un appartamento affittato ad Atene; i due suoi compagni prendono la strada del Belgio. Quando il complotto viene scoperto, e i due terroristi uccisi, Abaaoud si trova proprio nella capitale greca. Riesce a fuggire all’arresto e a tornare in Siria.

Da qui, continua a dirigere le operazioni in Europa. Coordina gli attacchi di Sid Ahmed Ghlam alle chiese di Villejuif, in Francia; è l’ispiratore di Ayoub al-Khazzani, che cerca di uccidere dei passeggeri sul treno Amsterdam-Parigi la scorsa estate, ed è bloccato da due soldati americani; viene citato da un altro jihadista francese, Reda H, che spiega alle autorità dell’anti-terrorismo francese che Abaaoud gli ha dato duemila euro e un obiettivo chiaro: “Colpisci una sala da concerto e fai il più alto numero di vittime possibili”.

Il quotidiano Le Parisien cita anche un’altra giovane recluta jihadista, che sempre alle autorità francesi spiega che Abaaoud lavorava nella EMNI, l’unità di sicurezza dell’ISIS con la responsabilità di inviare in Europa i jihadisti. In questa veste, Abaaoud gli avrebbe detto di aver trovato 25 kg di esplosivo in Belgio, pronti da far detonare in un attacco. Non è chiaro se questo materiale è stato poi usato per gli attentati di Parigi.

Dalla Siria, a un certo punto, Abdelhamid Abaaoud deve aver ripreso, con successo, la strada dell’Europa. Di Parigi, in particolare. Ci sono segnali che arrivano da una “agenzia di intelligence non-europea” e che lo danno in Grecia, ad Atene, durante l’estate. Abaaoud viene identificato grazie al telefono cellulare. Poi, più niente. Il jihadista scompare, per ricomparire ormai cadavere in un appartamento ai sobborghi di Parigi. E dopo aver coordinato il massacro di centinaia di persone nella capitale francese.

Abaaoud era dunque perfettamente conosciuto alle autorità dell’anti-terrorismo europeo. Era risaputo il suo ruolo nella gestione degli attacchi dell’ISIS in Europa. Un tribunale belga lo aveva anche condannato a vent’anni per le sue attività di reclutamento. Eppure, l’uomo ha potuto entrare e uscire dai confini europei per almeno due volte; ha attarversato confini con documenti forse appartenenti ad altri militanti islamici senza che nessuno se ne accorgesse; ha gestito, all’interno dei confini belgi e francesi, una rete di decine di persone necessarie a condurre gli attacchi del 13 novembre.

Sono questi i fatti che sembrano segnalare un fallimento serio nelle operazioni di gestione della sicurezza in Europa; e cui ora si cerca di dare una risposta, forse tardiva, con l’inasprimento delle misure di controllo e limitazione delle libertà.

Aggiornato venerdì 20 novembre 2015 ore 17:03
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