Fecondazione assistita

Carla avrà il cognome del suo papà

mercoledì 11 novembre 2015 ore 19:20

“È il primo caso in Italia e, a mia conoscenza, il primo in Europa”, racconta con entusiasmo l’avvocata Aurora Notarianni, che ha combattuto al fianco di Sabrina Amato e di sua figlia Carla.

Il primo riconoscimento di paternità post-mortem a seguito di una tecnica di fecondazione assistita.

Ora la piccola Carla, che il 30 novembre compirà 4 mesi, potrà portare il cognome di suo padre. Un padre che non ha mai conosciuto, ma che tanto ha desiderato che lei venisse al mondo.

Giancarlo Nicolosi e sua moglie Sabrina si stavano sottoponendo alle tecniche di procreazione assistita per avere un figlio, quando per lui è arrivata la diagnosi di un tumore incurabile.

Prima di morire, in un documento l’uomo aveva autorizzato la donna ad utilizzare il suo sperma per cercare di avere un bambino, il loro comune desiderio.

Ma alla nascita di Carla, il Comune di Messina ha rifiutato di iscrivere la bambina all’anagrafe con il cognome del padre. Il motivo: il codice civile non considera legittimo un bimbo nato trascorsi 300 giorni dalla fine del matrimonio. Fine decretata, in questo caso, dalla scomparsa dell’uomo.

Sabrina non si è data per vinta. Ha fatto ricorso e il tribunale di Messina ieri le ha dato ragione.

Concepire Carla non è stato facile. Tre tentativi di procreazione in vitro effettuati in Spagna nel 2012 sono andati a vuoto.

Allora Sabrina si è rivolta al giudice di pace di Salonicco, in Grecia, che le ha permesso di effettuare la procedura nonostante fossero passati più di 300 giorni dalla morte del marito. E Carla è venuta alla luce, il 31 luglio 2015.

“La normativa è in evoluzione e il tribunale l’ha riconosciuto, dando prevalenza all’interesse del bambino e alla chiara volontà espressa dal padre finché in vita”, commenta l’avvocata Notarianni.

Il riconoscimento di questo diritto “non solo non lede nessuno, ma dà sostanza ai diritti dei bambini e dei genitori, quindi ai diritti dell’Uomo. Purtroppo la strada del ricorso al giudice in Italia resta l’unica soluzione possibile” – aggiunge Notarianni – perché la politica è poco coraggiosa e su questi temi mantiene posizioni ideologiche.

“Il nostro è stato un percorso d’amore, per questo ho continuato questo percorso, che non è stato facile” – ci ha raccontato Sabrina Amato. A Carla quando sarà più grande racconterà con gioia di questa giornata e questa vittoria.

L’intervista a Sabrina Amato

Il racconto di Sabrina Amato

Aggiornato giovedì 12 novembre 2015 ore 20:02
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