La testimonianza

Bruxelles: un tranquillo week end di paura

lunedì 23 novembre 2015 ore 06:00

Gabriele Annicchiarico è un italiano che vive da tempo a Bruxelles. E’ il coordinatore di un’associazione che si occupa di facilitare l’integrazione sociale. Ha lavorato molto a Molenbeek, il quartiere da cui sono partiti gli attentatori di Parigi. Ci racconta cosa significa vivere nella città blindata. La capitale belga è da due giorni in stato d’assedio per paura di un attentato. Salah Abdeslam sarebbe in città, braccato dalle forze di polizia.

A quasi 48 ore dall’allarme lanciato dalle autorità belghe, la tensione è molto alta nella capitale del Belgio: “Come descriverei l’atmosfera? Ovattata! Surreale!” racconta Gabriele, che ci parla da Schaerbeek, un altro dei quartieri multietnici che si trova alle porte della città.  “La tensione è palpabile, ma minore rispetto a quella che abbiamo sentito venerdì sera e ieri, il sabato più strano che io abbia mai visto da quando abito qui. Durante i week end, Bruxelles è una città molto viva, animata, piena di gente, di movimento. Da due giorni è una città fantasma: la metropolitana è chiusa, i locali del centro sono sbarrati, gli eventi pubblici sono stati annullati. Siamo tutti preoccupati”.

La gente ha paura ?

“I media dicono che Salah è ancora in circolazione. Hanno trovato materiale esplosivo e chimico. Per due giorni si è parlato di un attacco simile a quello di Parigi.  Questa mattina, durante la conferenza stampa, il ministro degli interni e quello della difesa hanno usato toni meno allarmistici. Per questo, la tensione è calata rispetto ai due giorni precedenti. Ma l’inquietudine rimane. Quello che sappiamo è che il livello di allerta rimarrà al quarto livello, ma è possibile che almeno qualche linea della metropolitana potrebbe essere riaperta”.

Tu sei rimasto in casa?

“No, sono uscito e sono andato a fare un giro in centro.  Ho usato la bicilcetta perchè in macchina è impossibile muoversi. Troppi controlli, posti di blocco. La metro non andava. Le stazioni del centro sono tutte chiuse. Quella che si trova sotto i palazzi che  ospitano gli uffici dell’Unione Europea è sbarrata. Ieri sera sono andato a Saint Gery, la zona dei locali notturni, che si trova a due passi dalla Grand Place. Non l’aveva mai vista così. Di solito piena di giovani,  era completamente deserta. Erano le 20.00 e c’erano solo polizia, militari pesantemente armati e giornalisti”.

Che idea vi siete fatti della caccia a Salah Abdeslam ?

“Le informazioni che abbiamo sono estremamente vaghe.  Si parla di un nono uomo, del fatto che Salah sia andato avanti e indietro dalla Francia per tre volte senza essere fermato,  si ipotizza che possa indossare una cintura esplosiva. Noi sappiamo quello che ci ha detto il ministro degli interni, il quale ha parlato di un commando pronto ad agire. Poi è venuta fuori la storia di un altro uomo, pronto a colpire con una bomba. Una grande confusione. Inizia a esserci polemica nei confronti dell’intelligence belga, colpevole di non essere stata in grado di fermare Salah e gli altri foreing fighters dell’Isis che sono rientrati in Belgio. Tutti ci chiediamo come sia stato possibile”.

Pensate che le autorità belghe siano in grado di controllare la situazione oppure no?

“E’ questa la grande domanda. Il pericolo sembra reale, ma noi non sappiamo se sia stato enfatizzato perché le autorità,  in realtà, non sanno che pesci pigliare.  Noi non abbiamo abbastanza informazioni per giudicare. Posso però dire che c’è tanta voglia di tornare alla normalità in breve tempo. C’è abbastanza fiducia nell’operato delle autorità. Vedremo… Quando poi torneremo alla normalità vedremo che cosa farà il governo belga. Non possiamo seguire la via della sola risposta militare al terrorismo. Io lavoro in un’associazione che si occupa d’ integrazione. Spero che ci sia un ripensamento sui tagli  del welfare previsti dall’esecutivo”.

 

 

Aggiornato lunedì 23 novembre 2015 ore 13:45
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