Proteste a Chicago

Agente incriminato per aver sparato a un nero

mercoledì 25 novembre 2015 ore 00:01

Sono proseguite per tutta la notte a Chicago le proteste legate al caso di Laquan McDonald, il diciassettenne ucciso dalla polizia il 20 ottobre 2014. La gente è scesa in strada e ha ritmato, ossessivamente, lo slogan “16 shots”, 16 colpi, divenuto il simbolo della richiesta di giustizia per Laquan. Non ci sono stati incidenti, a Chicago, ma la protesta si è diffusa anche ad altre città americane, tra cui Minneapolis, dove ci sono stati quattro feriti.

Il caso di Laquan McDonald occupa da mesi le prime pagine dei giornali americani. Il ragazzo è stato ucciso da un agente di polizia la sera del 20 ottobre. Aveva, da poco, cercato di rubare della autoradio in un parcheggio del Southwest Side di Chicago. La versione ufficiale, sostenuta per mesi dal Dipartimento di polizia, è che McDonald era armato di un coltello. Che avrebbe cercato di attaccare gli agenti, e che per questo è stato abbattuto. Il caso più classico di legittima difesa.

Il video girato da una camera montata su una volante presente al fatto mostra una realtà completamente diversa. Nel filmato si vede il ragazzo camminare nel mezzo di una strada, Pulaski Road. Viene circondato dalle macchine della polizia. Continua a camminare, incerto sulla direzione da prendere. Da una delle volanti escono due agenti armati. Laquan si allontana di qualche metro. Uno dei due agenti comincia a sparare. Un colpo dopo l’altro, sino a quando il ragazzo, a terra, non si muove più. L’altro agente allora si avvicina, raccoglie il coltello tra le mani del ragazzo.

Per un anno la polizia di Chicago si è rifiutata di rendere pubbliche queste immagini, consapevole della possibile reazione da parte di un’opinione pubblica già esasperata per i frequenti episodi di violenza e abusi ai danni degli afro-americani. Alla fine il Dipartimento di polizia ha dovuto cedere, dopo una causa intentata da un giornalista freelance e dal Chicago Tribune, che hanno chiesto di poter visionare il filmato.

Le immagini mostrano la realtà di quello che è avvenuto: un omicidio in piena regola. In nessun momento Laquan McDonald mostra di minacciare gli agenti; in nessun momento mostra un intento aggressivo. L’agente che spara, e che da un anno è stato messo in congedo amministrativo pagato, si chiama Jason Van Dyke, ha 37 anni e viene descritto dai colleghi come un veterano, con un’esperienza di 15 anni alle spalle e moti riconoscimenti e decorazioni. L’uomo era già stato accusato di condotta violenta durante diversi arresti.

Non è un caso che Van Dyke sia comparso in un tribunale di Chicago alcune ore prima della pubblicazione del video incriminato. In questo modo, il procuratore distrettuale Anita Alvarez e le autorità della città hanno cercato di placare le probabili proteste. Van Dyke è stato incriminato per “omicidio di primo grado”. Se riconosciuto colpevole, potrebbe essere condannato a vent’anni di carcere. La moglie di Van Dyke, Tiffany, ha subito aperto una pagina GoFundMe chiedendo ad amici e sostenitori di versare un contributo, per pagare la cauzione e permettere al marito “di essere a casa prima di Natale”. Tiffany descrive il compagno come “un agente pluridecorato e altamente rispettato”.

Nonostante gli appelli alla calma – il sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, ha chiesto di “protestare, ma non distruggere” – centinaia di persone sono immediatamente scese per le strade della città. Anche la famiglia del ragazzo morto – che ha già ricevuto 5 milioni di dollari in risarcimenti da parte della città, ancor prima di fare causa – ha chiesto che le proteste si mantengano pacifiche. L’autopsia, effettuata subito dopo la morte di Laquan McDonald, ha mostrato che il ragazzo è stato colpito da 16 colpi, sparati in una sequenza rapidissima. Sette nelle braccia, uno nella mano destra, due nella gamba destra, due nella schiena, due ai fianchi, uno alla testa e uno al collo.

Aggiornato giovedì 03 dicembre 2015 ore 17:46
TAG