Jihadismo in Mali

Abdoulaye Konaté: “Distruggerli. Non capiscono altra lingua”

mercoledì 18 novembre 2015 ore 11:45

Abdoulaye Konaté è un artista maliano, direttore del Conservatoire des Arts et Multimedia a Bamako. Ospite degli studi di Radio Popolare, gli abbiamo fatto alcune domande sulla minaccia del terrorismo islamico nel suo Paese.

Che presenza è quella jihadista in Mali?

Il Mali è in una posizione geografica molto pericolosa, fra il mondo arabo-islamico e l’Africa nera. Noi siamo il tampone, quindi è lo spazio di predilezione per veicolare un’ideologia estremista di quel genere. Il Mali ha conosciuto molti secoli di religione islamica, ma – non bisogna avere a paura a dirlo – ci sono paesi arabi che hanno molto denaro, che hanno i petrodollari, che si sono infiltrati nei nostri paesi fragili, con il loro sistema di insegnamento, il sistema delle scuole islamiche, la radicalizzazione dei giovani, giovani disoccupati, che non hanno niente da perdere. E’ questa infiltrazione il più grosso pericolo per la società, perché loro non preparano solo dei giovani che poi arrivano dall’esterno, ma preparano dei giovani che sono all’interno dei nostri paesi, nelle nostre famiglie”.

Che cosa potrebbe e dovrebbe fare l’Europa ?

Non si tratta solo dell’Europa. Con questi jihadisti non ci sono possibilità di discussione. Come esseri umani è difficile da dire ma bisogna sterminarli, un po’ alla volta bisogna sradicarli. Il mondo ha vinto la seconda guerra mondiale, e sono assolutamente sicuro che vinceremo contro questi estremismi fanatici. Non è solo questione di quello che l’Europa può fare in Africa: loro sono anche in Europa, sono nelle nostre famiglie in Europa. Quando si considerano gli attentati, le classi di età che sono coinvolte in questi attacchi, sono dei giovani. Se parlano di Paradiso, perché non vanno in paradiso loro, tanto per cominciare ? Perché mandano i nostri giovani in paradiso? Ci vadano loro, e ci lascino in pace. Credo che tutta l’umanità debba lottare contro questo, e sterminarli, non credo che ci sia altra soluzione. Per loro noi siamo in errore, siamo degli storditi, e non ci vogliono dare ascolto, non vogliono discutere. La sola soluzione è solo di sterminarli. Sono umano, ma si tratta di forze che capiscono solo questo linguaggio”.

Aggiornato sabato 21 novembre 2015 ore 00:58
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