Razzismo oltre i secoli

Nel nome di Sarah Saartjie

martedì 01 settembre 2015 ore 20:04

Questa è una storia che copre oltre 200 anni e arriva fino ai giorni nostri. Una storia del nostro tempo.

Sarah Saartjie era una donna del gruppo etnico Khoisan, nata presumibilmente nel 1789 nell’odierno Sudafrica. Rimase orfana a causa di un raid di un commando boero e fu assegnata come schiava ad una famiglia di Città del Capo. Il fratello del suo proprietario ebbe la bella idea di portarla in Inghilterra come fenomeno da baraccone e così, nel 1810 fu trasferita a Londra dove fu esibita come fenomeno e esempio delle popolazioni di un Africa che era ancora misteriosa e lontana. Sarah fu motivo di curiosità morbosa, ma anche di interesse pseudo-scientifico per le sue grandi natiche, inusuali nella popolazione femminile europea (e invece abbastanza comuni in Africa) e per le labbra della sua vagina che sporgevano di oltre otto centimetri.

Erano gli anni dell’abolizione della schiavitù e le sue esibizioni crearono scandalo, ci fu un movimento di protesta e Sarah fu interrogata da una coorte per stabilire se si esibiva volontariamente o meno. Rispose che era capace di intendere e di volere e che non era ridotta in schiavitù. Le polemiche però non si spensero: che alternative di risposte aveva Sarah? A chi si sarebbe rivolta da donna libera?

In Inghilterra la sua “carriera” era però finita e fu venduta ad un francese che la espose in modo ancora più duro che in Inghilterra. Si trattava di un domatore di animali che la concesse anche per visite di naturalisti e scienziati che, tra l’altro, stabilirono che era una donna intelligente, con un’eccellente memoria, che parlava fluentemente l’olandese.

Morì il 29 dicembre del 1815 all’età di 25 anni di vaiolo o di sifilide. Sul suo corpo furono condotte diverse autopsie e i suoi genitali e il suo cervello furono esposti al Musèe dell’Homme di Parigi fino al 1974. Crearono scandalo e furono rimossi e conservati in un luogo più riservato, fuori dalla vista del grande pubblico.

Il suo era ormai diventato famoso come il caso della “Venere Ottentotta” e ci volle Mandela per chiudere degnamente una vicenda che non aveva certamente dato lustro all’umanità. Uno dei suoi primi atti dopo l’elezione a presidente del Sudafrica fu quello di chiedere alla Francia la restituzione dei resti di Sarah. Li ottenne solo nel 2002 e nell’agosto di quello stesso anno furono sepolti sulla collina sovrastante la città di Hankey.

Aggiornato martedì 27 ottobre 2015 ore 19:13
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