Africa

Il gioco delle materie prime

sabato 18 ottobre 2014 ore 18:10

Vale per le materie prime minerarie e vale anche per le materie prime dell’agricoltura. Il modello è sempre lo stesso, il più produttivo, efficace e remunerativo per le imprese che di materie prime agricole o minerarie ne hanno bisogno e non certo per i Paesi nei quali quelle materie prime crescono o si celano sottoterra.

Mi spiego: la Nigeria è il più grande produttore di pomodori in Africa, ma è anche il più grande importatore di concentrato di pomodoro del continente. Stesso discorso per il petrolio: la Nigeria è il più grande esportatore del continente, ma è anche un grande importatore di carburante.

Abuja ha pomodori e petrolio in quantità ma non ha raffinerie per fare la benzina e non ha fabbriche per trasformare i pomodori in concentrato. Vale per tutto e vale per quasi tutti i Paesi africani. Vale per il thè, il caffè, il cotone, l’oro, il rame… E vale per il Kenya, il Burundi, il Ciad, il Congo, lo Zambia

Il problema è che l’Africa non ha (quasi) industrie di trasformazione che sono l’unico sistema per dividere la ricchezza e distribuirla tra la popolazione invece che concentrarla nell’entourage delle classi politiche al potere che sono sempre più onnivore, inamovibili e avide.

Si, perché fare industrie di trasformazione significa distribuire i salari, creare un potere d’acquisto diffuso, fare partire l’economia e lanciare uno sviluppo fondato su un patromonio di ricchezza (l’agricoltura e il sottosuolo) su cui l’Africa può abbondantemente contare.

Se i presidenti e le classi politiche al potere in Africa fossero lungimiranti metterebbero tasse altissime sull’esportazione di prodotti non lavorati e le abbasserebbero sensibilmente per l’esportazione di prodotti lavorati (almeno per le prime trasformazioni) sul posto.

Invece no. Le imprese multinazionali o le grandi imprese statali dei Paesi d’Europa, d’America e delle economie emergenti asiatiche preferiscono portare via il materiale minerario o agricolo “grezzo”. E i dittatori africani preferiscono concederlo loro in cambio di prezzi, di mazzette e di sostegno politico favorevoli. Così l’Africa non si sviluppa: altro che crescite formidabili e opportunità di investimento.

Per tornare ai pomodori: la Nigeria nel 2013 (ultimi dati disponibili) ha importato concentrato di pomodoro per ben 151 milioni di dollari. Da dove arrivava? Per ben il 75% dalla Cina. E chi importa dalla Nigeria pomodori freschi in grande quantità giornaliera? La Cina. Il gioco è fatto.

Aggiornato martedì 27 ottobre 2015 ore 19:14
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